Report integrale dei dibattiti e relazioni dell’Ostuni Climate Camp 2023

Ecco il report della terza edizione dell’Ostuni Climate Camp, ricchissimo di argomenti, interventi e conclusioni.

Abbiamo iniziato l’1 agosto parlando di grandi opere inutili:

  • Dana Lauriola dei No TAV in diretta dal Festival dell’Alta Felicità, appena concluso: qui la galleria principale procede in modo lento. E’ stata cementata una zona d’erba molto estesa, gli alberi sono stati distrutti. Dal punto di vista del movimento, esso è vivo e vegeto, è stato chiuso stanotte il festival dell’alta felicità con decine di migliaia di persone. Ci sono state due manifestazioni contemporanee per mettere in difficoltà i cantieri. L’umore è buono, ovviamente ci sono delle difficoltà e nuove repressioni, ma inizia un nuovo anno di lotta e mobilitazione.

  • Poi Gianluca Maggiore, del Movimento No TAP: Il raddoppio di TAP è attualmente in dubbio per diverse cause giudiziarie e Il costo del gas di TAP che supera i prezzi di mercato su hub in Italia. In Italia siamo fessi perché paghiamo il gas il doppio e questo si riversa sulle bollette. Da Masseria Matagiola a Brindisi in poi c’è questo collo di bottiglia che difficilmente verrà risolto, nonostante i tentativi di raddoppio non si è più visto nulla al livello di progettazione. Il TAP, a livello economico, è in difficoltà. Quest’opera che viene dichiarata come quella che ci salverà, in realtà basa la sua forza sul nulla, non abbiamo nessun dato che possa supportare il trasporto e il raddoppio del gas. Ci viene seriamente il dubbio che quest’opera nei prossimi 50 anni porterà realmente dei benefici per l’Europa intera. Entro il 31 dicembre 2021 i lavori sarebbero dovuti finire, ma in realtà non è stato cosi perché sono continuati in mare, ma soprattutto non è stato fatto il ripristino dei luoghi: basta aprire google maps e possiamo vedere il disastro paesaggistico che il gasdotto ha lasciato. In italia non c’è un progetto di gasdotto, che non abbia gli stessi problemi di TAP, non esiste una grande opera finanziata che poi non porti in realtà dei danni rispetto alle valutazioni iniziali. Quelle che vengono definite grandi opere servono alla comunità o servono solo ad avvallare il profitto a poche persone? Sulla questione compensazioni c’è sempre qualche partito che cerca di ottenere dei soldi dal TAP, e  puntualmente gli viene sbattuta la porta in faccia, e gli dicono che i soldi non ci sono.

  • Mariasole del movimento No Base Coltano: abbiamo capito che non basta non avere la base, ma vogliamo unirci con tutte le lotte che ci sono sul territorio perché vogliamo fermare la costruzione della base a Pisa, ma ci troviamo in un lab militare italo-americano. Abbiamo fatto la manifestazione del 2 giugno scorso e l’aasemlea del 4, il campeggio di luglio. Una data che è uscita dal campeggio è quella del 21 ottobre per una manifestazione nazionale a Pisa.

  • Luigi Sturniolo per No Ponte: Sul Ponte dello Stretto c’è stata un’accelerazione pazzesca col PnRR, si sono dati un cronoprogramma che dovrebbe portare all’inizio dei lavori nel luglio 2024. A Messina c’è chi non vede l’ora che venga creato e c’è chi non lo vorrebbe, alcuni ne avranno profitto e altri perderanno soldi. Messina diventerà una città cantiere. Una delle caratteristiche del ponte è che sarà un’opera maestosa, il ponte sarà in sostanza dentro la città, quindi far ingurgitare una cosa così grande creerà dei conflitti.

  • Francesco Masi di No Triv: la situazione in Basilicata e in generale per le trivelle in tutta Italia, comprese quelle in mare, è molto preoccupante: inquinamento continuo delle falde e del territorio in zona Viggiano, e vogliono estrarre le ultime gocce di gas anche in giacimenti non più produttivi da decenni. Tutti i territori si devono mobilitare, perché quasi tutta l’Italia ha delle concessioni di trivellazioni. Ed ENI è sempre più aggressiva.

  • Linda Maggiori, giornalista: I cantieri della Rete Adriatica SNAM in Romagna sono già iniziati, quindi solo ora hanno avuto inizio  proteste, però se non siamo noi della Campagna Fuori dal Fossile a organizzarle, non ci sono altri movimenti sul territorio ancora. E siamo abituati già al petrolchimico.

  • Renato di Nicola, Fuori dal Fossile: Ravenna ha un movimento molto forte. La lotta contro le grandi opere e il fossile si sta allargando a macchia d’olio, tanto è vero che dal 24 al 26 ottobre quando ci sarà il convegno annuale OMC Med Energy delle compagnie oil&gas, ci sarà un contro forum. Altra grande opera di cui si è parlato troppo poco è la Rete Adriatica SNAM e il terminale di compressione di Sulmona. E’ un’opera molto pericolosa dal punto di vista ambientale e sismico e con i nostri soldi. È inutile sia dal punto di vista economico ed energetico, gasdotto che non serve. Verranno provocati solo devastazione e saccheggio dei territori.

  • Il PnRR ha riesumato, come delle sfingi che risorgono dalle ceneri, progetti ormai o mai dimenticati, come il Ponte, o servirà ad appianare i debiti di opere trentennali mai finite o mai iniziate come la TAV Torino Lione. E nuove opere finanziate col RePowerEU come Rete Adriatica SNAM, tutte opere inutili, costose e dannose.

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2 agosto: Dibattito sul rapporto tra acqua, energia, clima

  • Si è iniziato con l’intervento di Sara Vegni dell’associazione ASud per Giudizio Universale, che torna nelle aule di giustizia per imporre una drastica riduzione delle emissioni climalteranti. Il 13 settembre, mentre il team legale sarà impegnato al tribunale civile, chi segue e promuove Giudizio Universale dovrà mantenere alta l’attenzione sulla campagna e sulla causa, cercando di diffondere l’udienza e in generale il percorso di Giudizio Universale sui media mainstream e sui social.

Poi si è parlato di rapporto tra acqua, energia, climauscire dal fossile nel riequilibrio dell’ecosistema. E nella rimodulazione del PNRR presentato dall’Italia una settimana fa alla UE, sono state stralciate proprio le “Misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico”, malgrado una annata di siccità e poi di alluvione in Romagna.

  • Introduce Renato di Nicola, di European Water Movement:  Che cos’è l’acqua? Non è un servizio, è un bene ecosistemico, non è prodotto da nessuno. L’unica cosa che hanno intenzione di fare è andare a prendere ulteriori fonti idriche, vanno rubare acqua da un territorio, che poi andrà perso per un ulteriore 50%: non c’è un sistema idrico efficiente. Si utilizza l’acqua non contaminata e si rimette in mare l’acqua contaminata. Manca un’impronta idrica ad ogni utilizzazione che si fa al bene acqua. Perché fare nelle montagne delle piccole dighe per creare elettricità, quando in realtà stanno mettendo fine a tutti i fiumi storici che ci sono e che producono minuscole quantità di energia, e sprecando solo soldi. Il problema dell’acqua non è dal punto di vista della quantità ma quello quantitativo. Per affrontare i problemi legati alla siccità e le alluvioni, a tutto ciò che è collegata all’acqua, il problema non è solo nostro ma anche nel resto del mondo. In Uruguay un giorno i cittadini si sono svegliati con dell’acqua salata che fuoriusciva dalle tubature e il governo ha risposto “Anche se non è potabile, è bevibile”.

  • Simona Savini, Foro Italiano Movimento Acqua  : Negli ultimi anni stiamo affrontando il rapporto tra cambiamenti climatici e l’acqua. il decreto siccità è un falso inno allo sblocco dei fondi e a facilitare i processi di autorizzazione di prelievo. In Francia e in Spagna sono state fatte delle ordinanze che vietano il riempimento delle piscine. Quello che non viene mai sottolineato sono le responsabilità dell’agricoltura intensiva, però senza mai mettere in discussione il modello. Nei numeri di consumo di acqua a scopo agricolo si prende in esame lo stress idrico, il territorio che è più a rischio in Italia è la Pianura Padana, è quella che pompa più acqua, quasi il 60% dell’acqua consumata in agricoltura. È presente tutto un sistema agricolo che è legato agli allevamenti intensivi. Per la salute dei fiumi vanno rimosse le dighe. L’altra cosa molto grave del decreto siccità è che passa completamente sopra alla democrazia dei territori, delle stesse regioni, comunità locali. Nel decreto siccità è stata aggiunta addirittura un’apertura ai nuovi ogm, con la scusa che grazie a questi si possono trovare più soluzioni alla siccità.

  • Aura di Aigua es Vida di Barcelona, Spagna:  La situazione idrica in Catalogna è abbastanza disastrosa, specialmente se pensiamo che questa regione della Spagna è divisa in due parti. La parte di destra soffre molto la siccità, mentre l’altra, avendo il fiume Ebro, ne risente in maniera minore, ma ha un altro problema: lì si pratica un’agricoltura intensiva che richiede MOLTA acqua. La maggior parte della popolazione della Catalogna, in totale 473mila, è in una situazione impressionante, con invasi sotto il 25% e limitano il consumo di acqua a 230L al giorno sia nelle case sia nelle industrie, anche se nelle case il consumo è MOLTO di meno, intorno i 120L giornalieri. Ciò significa che l’uso di acqua nelle industrie e per l’agricoltura intensiva è molto più alto del consumo umano. La situazione eccezionale è che l’uso dell’acqua per l’agricoltura sia limitato al 40% e per l’industria all’11%. A causa di questa mancanza di acqua, la popolazione non può irrigare il giardino, pulire i marciapiedi, o le strade, o riempire le piscine. “Dalla prossima settimana, altri 25 comuni della Catalogna entreranno nello stato di emergenza: significa che le riserve di acqua sono giù del 13% e il limite di acqua sarà abbassato a 200L a persona”. L’attuale situazione di siccità della Catalogna è causata anche dalla situazione meteorologica, legata al cambiamento climatico; la maggiore richiesta di acqua, la crescita demografica, il modello economico della Spagna e l’agricoltura intensiva, specialmente per l’esportazione, e l’allevamento di maiali sono fattori che premono molto sull’uso dell’acqua. Come succede in Italia, le zone urbane più grandi, come l’area metropolitana, hanno richieste idriche molto più alte. “il 55% della Spagna riceve acqua pubblica e il 45% privata, e a livello della Catalogna solo il 22% ha acqua pubblica, è, quindi, la zona più privatizzata al mondo”. La maggior parte dei municipi in Catalogna ha acqua pubblica, mentre le zone della costa, che hanno più popolazione, hanno acqua privata, questo perché le aziende possono aumentare i propri interessi lì. Il municipio più grande in Catalogna ha, ovviamente, l’acqua privatizzata, però costa anche di più; l’acqua pubblica, invece, è più economica. Nel 2010, anno in cui l’acqua viene riconosciuta come diritto umano, 36 municipi della Catalogna (circa il 7%) hanno recuperato la gestione idrica pubblica. Ad oggi, molti municipi stanno lottando per riprendere in mano la faccenda “acqua”, affinché essa sia pubblica, ma le aziende private stanno premendo molto affinché questo non accada, altrimenti perderebbero i loro interessi. “Ma in questa situazione di privatizzazione e di siccità, cosa facciamo?” Il governo della Catalogna ha fatto un tavolo di negoziazione per prendere misure su questa situazione, ma non ha contatti con il movimento sociale, proprio quel movimento che lavora per l’acqua. “Abbiamo messo insieme un centinaio di organizzazioni per mitigare l’uso dell’acqua, e alla fine, il governo ci ha preso sul serio”.
  • Marta Innocente del Comitato Acqua Pubblica Lecce: Ci sono stati partiti che non hanno sostenuto il tema acqua, per cui, sono stati i cittadini che lo hanno portato avanti con i comitati, associazioni… In Puglia è rimasta la SPA pubblica nella proprietà ma gestita secondo norme del diritto commerciale.  Però di recente c’è stato un confronto con il Presidente dell’AIP e anche, precedentemente, con il Presidente dell’Acquedotto Pugliese. Ci sono stati altri rischi di privatizzazione; c’è un’ipotesi di formare una multiutility, che avrebbe in gestione più risorse: non solo l’acqua ma anche l’energia, i trasporti, rifiuti. In questo momento abbiamo continuato comunque a portare avanti non solo dell’acqua pulita e dell’acqua per tutti, il diritto universale, indispensabile, inalienabile e garantito anche a livello della legislazione europea. Abbiamo avuto alcuni problemi, come quello per esempio dell’inquinamento delle falde idriche. Come per esempio a Corigliano d’Otranto, nella provincia di Lecce, che nutre una buona parte del Salento, come anche da altre parti come Basilicata, l’invaso del Pertusillo. Altro problema in contrasto con l’acqua e quello della cementificazione con allagamenti oppure disastri a causa delle bombe d’acqua. “Ci piacerebbe, inoltre, venissero riaperte le fontanelle pubbliche nei vari comuni” ed approfondire il tema della possibile “autostrada dell’acqua” che dall’Albania vorrebbe portare l’acqua all’acquedotto pugliese.

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3 agosto: il tema sarà incentrato sull’energia: gas metano , GNL, Trivelle, idrogeno, PNIEC: i combustibili fossili e le alternative (rinnovabili – CER).

Nella prima parte abbiamo analizzato la situazione ed il racconto sui fossili negli altri paesi europei. Sono intervenuti:   

  • Frida Kieninger: Director of EU Affairs di Food and Water Action Europe, Bruxelles, sulle politiche europee delle fonti fossili: con la guerra ucraina si è invertito il flusso del gas che andava dall’est verso l’ovest, oggi con il GNL va dall’ovest verso est. Il flusso di LNG verso l’Europa è aumentato del 66% dal 2021 al 2022, per un totale di 135 miliardi mc di GNL importato. E il passaggio dall’emergenza gas all’hub del gas è avvenuto in quasi tutta Europa. E’ stata creata una piattaforma energetica tra compratori e venditori di GNL e la UE è molto fiera di questo. E si denota ovunque una privatizzazione dei profitti e invece una socializzazione dei rischi. Ed è impressionante l’ultimo mese quanti rigassificatori sono nati in tutta Europa, una accelerazione pazzesca. E non riusciamo a stare dietro a tutti i nuovi terminali GNL che stanno nascendo in Europa. E dire che il consumo di gas si è ridotto del 15% nell’ultimo anno. E per assurdo è aumentata l’importazione di GNL russo, che però viaggia in modo anonimo. E tutti i nuovi terminali e gasdotti, anche della PCI list,  vengono giustificati perché possono anche trasportare idrogeno.

  • Diego Pedraza Lahoz di Deutsche Umwelthilfe, Germania: la Germania prima della guerra ucraina non aveva terminali GNL, ora siamo già a 3 navi FSRU per 21.5 miliardi di mc. La Germania è passata da un consumo di 90 milardi di mc di gas di prima della guerra agli odierni 38 miliardi. E sono in progetto altre 5 navi di gas e 3 rigassificatori nuovi. A maggio 2022 è passata una legge di esemplificazione del GNL per creare 18 progetti di rigassificatori per un totale di 80 miliardi di mc di gas con contratti al 2045 e senza Valutazione d’Impatto Ambientale. Tutti i progetti devono essere pronti per l’idrogeno. Altro gas viene dall’Olanda (20 mmc/anno) e Polonia (12 mmc/anno). Il governo tedesco vuol ridurre il consumo del gas solo dell’1 % entro il 2030, ma la Climate Law tedesca impone un 10% di riduzione. La Germania sta addirittura trivellando per il gas lungo la frontiera con l’Olanda. E tutto ciò sta accadendo con un governo rosso – verde, cioè SPD che sono socialdemocratici molto liberisti e i verdi che sono pragmatici, cioè cercano le soluzioni tecniche e di mercato per risolvere la crisi climatica.

  • Joao Camargo dell’ONG Climaximo, Portogallo: l’industria del gas in Portogallo è molto recente ed è solo per la produzione energetica. Oggi importiamo il gas da Nigeria, Algeria e US. L’anno scorso abbiamo lanciato la campagna Stop gas per terminare il suo uso anche energetico entro il 2025 e di usare solo le rinnovabili per l’anno prossimo. Attualmente abbiamo una nave e 3 tre rigassificatori. Ma c’è il trucco: c’è un progetto H2Med per collegarsi alla Spagna e Francia (“ o gasoduto camuflado de verde”) e trasportare anche idrogeno. Ma il Portogallo non ha H2 verde e non ci sono progetti in merito. L’H2 ha molecole molto più piccole del metano e sui gasdotti esistenti ci sarebbero fughe pericolose. E solo l’ultimo tronco di H2Med portoghese sarà fatto nuovo, perciò non si può parlare di idrogenodotto. E la produzione di idrogeno oggi proviene al 75% da metano, al 23% da carbone e solo meno dell’1% è prodotto da elettrolisi. Inoltre, dalla produzione di idrogeno verde al suo uso, lungo la filiera produttiva e la rete distributiva, si ha una perdita del 67% prima del suo consumo, cioè l’idrogeno ad oggi è inefficiente. Per alimentare H2Med il Portogallo dovrebbe triplicare la produzione odierna di rinnovabili e ciò solo per l’esportazione, senza considerare il consumo interno. E tutti e sei i nuovi gasdotti europei, compresa la rete adriatica italiana, come in una stella arrivano al centro che è la Germania: l’Europa sta cercando di compensare col GNL tutto il gas economico che la Germania riceveva dalla Russia e ciò ha prodotto una instabilità energetica in tutti i paesi europei coinvolti. E sono sempre le stesse compagnie che producono idrogeno o rinnovabili e che trasportano gas. E così viene riprodotto il modello di produzione fossile anche per le rinnovabili.

Poi, nella seconda parte, abbiamo analizzato la situazione italiana e nei vari territori per quanto riguarda il “modello fossile” richiamato da Joao.

  • Mario Pizzola, Comitati Sulmona: lo scenario italiano del gas è cambiato radicalmente con la guerra ucraina: da emergenza gas a esportazione del gas, mentre il consumo interno è diminuito. Ma sono in progetto altre FSRU e rigassificatori e gasdotti di trasporto, pagati da RePowerEU, dal PnRR rimodulato e dalle bollette. E i gasdotti sono giustificati col trasporto di idrogeno. Queste nuove infrastrutture, a fronte della riduzione prevista di consumo al 2030, ben 40%, non servono. E sono spuntati i negazionisti della crisi climatica.

  • Angelo Gagliani, No TAP/SNAM di Brindisi: per collegare la FSRU di Ravenna alla rete gas, le ditte e il progetto sono gli stessi che SNAM ha usato per TAP a Melendugno, per cui TAP è sotto processo per disastro ambientale. Il raddoppio di TAP a 20 miliardi di mc è una farsa, perché la struttura, per evitare le restrizioni in tema di rischio di incidente della Direttiva Seveso può trasportare fino a 12 miliardi di mc/anno, il resto verrebbe deviato già in Grecia verso la Bulgaria e Croazia. E poi c’è SoutH2, un’intesa Meloni Scholz su un idrogenodotto dal deserto africano verso la Germania, utilizzando la rete tirrenica già esistente all’80% e nuove infrastrutture al 20% in Italia.

  • Giuseppe Tadolini, Fuori dal Fossile Ravenna: si parla molto del tema climatico in questi giorni, ed è già un risultato. Ravenna è molto attiva sul territorio, come dimostra la manifestazione nazionale del 6 maggio. La vertenza ravennate riguarda anche trivelle, la Rete Adriatica, il GNL, il CCS, ed è una vertenza nazionale e una forma di lotta deve essere l’opposizione giuridica: bisogna creare un gruppo giuridico nazionale sulle varie vertenze.

  • Vincenzo Miliucci, Confederazione Cobas: denuncia assurdità del Piano Mattei, una specie di neocolonialismo dettato da ENI. Anche tutto il PNIEC è basato sul fossile. Dai vari Camp i movimenti dovranno ricomporsi su tre temi principali: la guerra, il rifiuto totale del gas e le grandi opere, come il Ponte e la TAV.

  • Pietro, dei Comitati di Sulmona: SNAM, per il tratto Sulmona Foligno, ha l’Autorizzazione scaduta: cosa che abbiamo denunciato alla Procura, che ha contestato la scarsa veridicità dei dati presentati. Un eventuale processo potrebbe durare anni. Necessità di una informazione capillare (parlamentari, istituzioni, stampa) sulle incongruenze del progetto.

  • Cosimo Quaranta, Brindisi: le grandi opere inutili sono sempre circondate da corruzione e indagini giudiziarie. L’ambizione del Camp è produrre un avanzamento sulle discussioni. Perciò parteciperemo al Camp No Ponte il 12 agosto.

  • Alessandro da Bologna: le grandi opere e le infrastrutture nuove non servono, ma hanno solo una ragione speculativa e per le compagnie sono occasioni di profitto alle spalle dei cittadini.

  • Renato di Nicola, Fuori dal Fossile: bisogna ampliare il raggio d’azione alla popolazione. Ravenna è un esempio di lotta: ne politici, ne sindacati hanno mai sollevato i problemi, ma ci sono riusciti i comitati e oggi tutti parlano di Ravenna. Altra questione, le rinnovabili. Stiamo promuovendo le Comunità Energetiche: ne sono state create 10 negli ultimi mesi col nostro supporto. Dobbiamo chiederci quali rinnovabili appoggiare e quali combattere. Esempio l’eolico offshore nel Molise, che non serve e non vogliamo.

Nella terza parte Samuele e Ilaria, studenti di emergenzaclimatica.it del Liceo Epifanio Ferdinando di Mesagne presentano le fonti alternative disponibili e i pro e i contra di ogni soluzione: nucleare da fissione e da fusione, eolico onshore e offshore, fotovoltaico a terra e Comunità energetiche e solari, le centrali a biomasse, l’idrogeno grigio e verde, il biogas come a Erchie, i bio fuels (oli vegetali), il syngas o metano sintetico, l’energia idroelettrica, geotermica, marina, e le soluzioni di stoccaggio dell’energia rinnovabile, come batterie di accumulo e pompaggi PSH e le necessità di trasporto di energie e combustibili. L’utilizzo o non utilizzo di queste fonti vanno rapportate non solo ai dati scientifici, ma anche alle condizioni territoriali, ambientali e sociali. A breve verrà inviato un questionario online dove reperire i pareri prima di una definizione finale in merito.

Le slides sono disponibili sempre sul sito https://www.fuoridalfossile.it/report-ostuni-climate-camp-2023/

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4 agosto: dibattito “Guerra e Energia: due temi che si incrociano”. La giornata si apre al mattino con due sit in a tema:

– ore 9,00   davanti al Castello di Federico II alla sede del Comando della Marina Militare in via de Mille per dire NO a tutte le guerre

-ore 10,00 davanti al Comune di Brindisi in Piazza Matteotti per dire NO alla decisione del Sindaco, Pino Marchionna, di appoggiare il progetto di un pericoloso deposito GNL di Edison nel porto di Brindisi e di non accettare le compensazioni elemosina di TAP/SNAM per Torre Rossa, perché si è trattato di danno ambientale per l’intercettazione della falda di San Paolo.

E per chiedere al sindaco la fine della emergenza energetica con cui hanno riavviato i gruppi di produzione a carbone alla centrale Enel di Cerano conseguente alla guerra ucraina.

Il dibattito serale si apre con l’intervento di Antonio Mazzeo, saggista militante. C’è un nesso diretto tra guerre, energia ed ambiente. Su questo nesso non c’è consapevolezza nei nuovi movimenti giovanili. Sono aumentate le missioni militari internazionali dell’Italia: 1.5 miliardi di euro solo questo anno. Un esercizio da fare a scuola: mettete bandierine sulla mappa mondiale dove agisce l’ENI, dove si sfruttano risorse nel terzo mondo e poi altre bandierine dove si trovano le missioni militari italiane e vedrete che combaciano. Vedi le navi della Marina anti pirateria in Egitto, Somalia, Guinea. Il modello espropriativo delle risorse in Africa porta alle migrazioni che giustifica di nuovo la presenza armata italiana. Addirittura ai Mondiali di Calcio in Qatar erano presenti le forze armate italiane, malgrado la squadra italiana non fosse neanche presente: ma il Qatar ci fornisce il GNL, sono presenti Fincantieri e altre aziende italiane. O la Missione Mediterraneo Amico di pattugliamento delle rotte e infrastrutture energetiche. E tale nesso sta portando a nuovi conflitti sul continente africano, come in Niger, in cui l’Italia non fa mancare il suo sostegno, perché c’è l’uranio.

E con la guerra ucraina ci sono hub strategici militari in tutte le regioni, che coinvolgono le forze armate, l’industria bellica e le Università. Hub che coincidono con le nuove infrastrutture energetiche: Piombino, Livorno, La Spezia, Vado. E la Puglia, Brindisi che controlla il corridoio di Otranto, Taranto, Amendola capitale dei droni e F35, Grottaglie, Gioia del Colle. E sono progetti dichiarati di rilevanza strategica nazionale, come in Val Susa, per impedire la protesta: bisogna costruire una rete tra chi si oppone alla distruzione ambientale e chi si oppone al militarismo. Le Forze Armate compaiono solo all’art. 52 della Costituzione, gli altri diritti vengono prima. Il MUOS ne è un esempio a Niscemi: nasce in un parco regionale orientato, perciò illegittimo.

Solo i primi otto mesi di guerra ucraina hanno contaminato 20 milioni di ettari. E nell’accordo di Parigi, le emissioni di CO2 degli apparati militari non sono considerati nei calcoli. E con lo scioglimento dei ghiacci all’Artico, si sta assistendo alla militarizzazione dell’area, per tutte le risorse che si potrebbero estrarre.

E le strutture militari inquinano direttamente, come gli sversamenti di idrocarburi per falde acquifere ad Aviano. E non ci sono progetti di bonifica delle aree militari o poligoni. Vedi Salto di Quirra, o Tor di Nebbia nelle Murge e Torre Veneri in provincia di Lecce.

Il nucleare: nei giorni scorsi Fincantieri si è riproposta per rilanciare la propulsione nucleare in ambito navale: risale agli anni ’50 il progetto, vedi ex CISAM a Pisa mai bonificato. Abbiamo 11 porti autorizzati al transito o ormeggio di mezzi a propulsione nucleare: Augusta, Brindisi, Cagliari, La Maddalena, Castellamare di Stabia, Gaeta, La Spezia, Livorno, Napoli, Taranto, Trieste, tutti porti coinvolti anche in nuove opere GNL ed energetiche. I mezzi navali a propulsione nucleare non hanno le stesse protezioni degli impianti fissi a terra: c’è un enorme rischio di incidente, vedi densità abitativa nel porto di Napoli o Trieste. Leggete i Piani di Sicurezza delle Prefetture: anche per le navi FSRU di Piombino e Ravenna: ridicoli e contraddittori e ogni Prefettura fa come vuole. Esempio di Augusta Priolo, siccome c’è solo una strada di fuga, in caso di incidente nucleare si consiglia alla popolazione di chiudersi in casa, sigillare finestre e porte con nastro isolante…. E il problema dell’amianto a Taranto e Brindisi nelle strutture militari e i tanti contaminati da amianto.

E nelle lotte in Val Susa è sorprendente la massiccia presenza di under 20, che son quelli che poi fanno le azioni. I giovani ci sono, e bisogna insieme rilanciare il movimento antagonista, vecchi attivisti e giovani.

  • Kevin, No Base Coltano: Quando abbiamo scoperto il progetto da 72 ettari della base di Coltano per una spesa di 190 milioni di euro con un DCPM autorizzativo, abbiamo organizzato la manifestazione del 2 giugno e il Camp a San Pier a Grado “Fermare l’escalation” di due settimane fa. Abbiamo riflettuto come fermare tutta questa escalation militare dopo il conflitto ucraino, il passaggio di armi in mano a lavoratori che non li vogliono, e Pisa è un hub militare importante, a cui si aggiungono la base, il raddoppio dell’aeroporto, Camp Darby… Ci siamo confrontati con la militarizzazione nelle scuole e nelle università, i giovani, realtà pacifiste, femministe, sindacali, no fossile, no grandi opere. E sulla manipolazione mediatica che racconta di una guerra inevitabile. Non c’è ancora un movimento vero contro la guerra. Abbiamo deciso per il 21 ottobre una mobilitazione nazionale a Pisa Livorno e altre manifestazioni contemporanee sui territori come la Sicilia.

  • Marco, Coordinamento Sanità di Roma: a Roma si sta costruendo una 3 giorni dall’8 al 10 settembre su consumo di suolo, salute, territori e ambiente, l’abitare, giovani, repressione dei movimenti.

  • Mario Pizzola, Comitati di Sulmona: il petrolio ha permesso lo sviluppo tecnologico delle armi: aerei, carri armati, mezzi. E tutte le ultime guerre sono per il petrolio, come le guerre del Golfo. E chi si è avvantaggiato ora dalla guerra ucraina? Gli Stati Uniti che sono diventati i maggiori fornitori di GNL verso l’Europa. E negli stati che hanno i fossili, o c’è guerra o sono dittature e ci sono sistematiche violazioni dei diritti umani. Il nucleare poi è nato come arma militare. Le fonti rinnovabili sono di pace? Con una limitazione: evitare il gigantismo, in modo da non essere vulnerabili e non si concentrino in poche mani. L’alternativa è il rinnovabile distribuito, come con le comunità energetiche rinnovabili. E i sindacati devono porsi il problema delle fabbriche di armi e riconvertirle.

  • Renato di Nicola, Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile: bisogna produrre delle proposte concrete dopo ogni manifestazione o Camp: così il 21 ottobre, oltre alla mobilitazione a Pisa e in Sicilia, ci sarà anche a Brindisi, che oltretutto a giugno 2024 ospiterà il G7. E poi il 24 – 26 ottobre iniziative a Ravenna contro il forum dei padroni del fossile.

  • Anna, dei CARC di Pisa: Pisa è un territorio militarizzato e la guerra è l’unico sbocco del capitalismo. Aggiungerei al rapporto guerra energia anche il ruolo di banche e finanziarie. Oggi i sit in a Brindisi sono stati importanti. E serve un fronte comune contro la guerra, tra tutti.

  • Sabina Paladini, Mamme No TAP, Lecce: una forte militarizzazione ha fermato una rivolta popolare contro una grande opera come TAP in Salento. Ci sono stati repressioni e processi contro gli attivisti. E intanto il processo per disastro ambientale contro TAP non parte. E c’è il pericolo della militarizzazione della scuola anche nel Salento.

  • Bobo Aprile, Cobas Brindisi: si scriva un documento di adesione per il 21 ottobre a Pisa con manifestazione a Brindisi. Si è riunito il Consiglio Comunale di Fasano che è contento di ospitare il G7 a giugno 2024 e siamo già in ritardo. 

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5 agosto: assemblea nazionale Per il clima, fuori dal fossile!

A partire dall’assemblea di Sulmona abbiamo rilevato una grande centralità del tema comunicazione: non è solo uno strumento di divulgazione ma un aspetto centrale della lotta. È ancora più importante stabilire linee di azione, visto che, anche sullo stesso piano nazionale, la capacità comunicativa sui temi centrali dello scontro politico da parte dei movimenti è molto debole. Si decide di riorganizzare un gruppo comunicazione per essere più efficaci e più efficienti, sfruttando tutte le tecnologie presenti sul web, come il nuovo portale fuoridalfossile.it, che ha cloud space, archivio, PEC, email illimitate, e bisogna migliorare la presenza sui social.

Abbiamo poi valutato iniziativa per iniziativa da proporre o a cui partecipare procedendo in ordine cronologico:

  • 12 agosto, manifestazione NO PONTE in Sicilia, parteciperanno soprattutto i compagni pugliesi, consolidando la relazione avviata con questo movimento;
  • 8-9-10 settembre

a) VENICE CLIMATE CAMP, dopo l’esaustiva informazione data dai compagni veneti sia sulle giornate che sugli obiettivi futuri (contrasto alle Olimpiadi) si cercherà di proporre loro un laboratorio, qualora non si riuscisse, perchè il programma è già in fase avanzata, si parteciperà comunque;

b) GIORNATE DI LOTTA di CARDITELLO-NAPOLI dei compagni campani e quelle organizzate a ROMA. Quando avremo maggiore chiarezza sui programmi decideremo se e che tipo di partecipazione dare, tenendo in considerazione la disponibilità dei compagni ad andare;

  • 13 settembre, partecipazione alle iniziative in merito GIUDIZIO UNIVERSALE a ROMA;
  • 15 settembre + 6 ottobre, partecipazione alle iniziative locali dei FFF – Global strike;
  • 15-17 settembre,Università estiva di Attac, valuteremo la partecipazione in base alla disponibilità concreta delle persone a potersi muovere;
  • 12-15 ottobre, confermata partecipazione al World Congress For Climate Justice a Milano: delegati dalla Campagna saranno Matteo di Bologna e Viviana di Recanati;
  • 21 ottobre, manifestazione contro guerra-fossili-ingiustizie sociali, area PISA-LIVORNO. Le oggettive difficoltà dei collegamenti con il territorio pisano, la volontà di portare alla luce l’impatto degli impianti militari-industriali su Brindisi e regione, la prospettiva della realizzazione del G7 del 2024 in Puglia, inducono alla discussione sulla possibilità di organizzare nella stessa giornata un’analoga manifestazione decentrata a Brindisi: viene valutato infine che le suddette esigenze possono essere espresse prima o dopo il 21 ottobre nell’ambito del percorso preparatorio e di prospettiva di STOP ESCALATION. In merito c’è stata la proposta di realizzare a Brindisi una iniziativa il 4 novembre, giornata di celebrazione delle FFAA.

Si sottolinea che, affinchè la manifestazionale nazionale, al di là della riuscita immediata, abbia una ricaduta concreta nel futuro, andrà proposto al termine del corteo un piano condiviso di lotta.

  • 24-27 ottobre, iniziative VIVERE SENZA IL FOSSILE contro l’OMC (Offshore Mediterranena Conference ( and Exibition) a RAVENNA: il 24 è previsto un sit in, per il quale si richiede la partecipazione di quante  più delegazioni di gruppi locali possibile, e nei giorni seguenti tre momenti assembleari di approfondimento. Il fine settimana successivo si propone un’assemblea di movimento per condividere i risultati maturati e affrontare il problema delle proposte di riorganizzazione sociale dei territori dopo le devastazioni recenti, come già prospettato nell’assemblea a Sulmona.

Le proposte di mobilitazione specifiche che sottoponiamo  per un lancio nazionale delle stesse a tutte le associazioni, reti e movimenti vertono su 2 elementi fondamentali:

  1. cosa, come e dove organizzare un’energica protesta contro la prossima COP 28 di Abu Dhabi dal 30 novembre al 12 dicembre 2023; questo funesto avvenimento mondiale non può assolutamente passare sotto silenzio visto che riguarda il clima e le energie fossili, perno della nostra iniziativa politica;
  2. come mobilitarci adeguatamente contro il summit del 2024 del G7 che si terrà in Puglia.

Ulteriori documenti sulle discussioni all’Ostuni Climate Camp:

https://ostuniclimatecamp.wordpress.com/il-programma/

https://www.fuoridalfossile.it/report-ostuni-climate-camp-2023/ con Slides su rinnovabili di emergenzaclimatica.it

https://www.facebook.com/perilclimafuoridalfossile per le dirette video integrali dei dibattiti del 3 e 4 agosto.

Gruppo Comunicazione

Per il Clima Fuori dal Fossile

Ostuni, 10/08/2023